Nella storia della filosofia, Platone e Aristotele sono tra i primi a interrogarsi su cosa significhi vivere in società e quale ruolo debba avere il singolo individuo all’interno della comunità. Le loro riflessioni mostrano due modi diversi di pensare il rapporto tra le persone e il gruppo in cui vivono. Secondo Platone, la società funziona come un organismo. Nella Repubblica descrive una città divisa in tre classi, governanti, guardiani e produttori e sostiene che la giustizia nasce dall’armonia e dall’equilibrio tra queste componenti. Anche l’individuo deve essere ordinato dentro di sé e guidato dalla ragione, che rappresenta la parte più alta dell’anima. L’ingiustizia nasce quando chi non è adatto a governare prende decisioni o quando le parti più impulsive dell’anima prevalgono sulla razionalità. Aristotele parte da un’idea diversa. Per lui la società non è qualcosa di costruito dall’uomo per convenienza, ma è naturale, perché l’essere umano è fatto per vivere insieme agli altri.L’individuo si realizza davvero solo nella comunità. A differenza di Platone, Aristotele parla della giustizia in modo più concreto. Distingue tra giustizia distributiva, cioè il distribuire beni e riconoscimenti secondo merito e necessità, e giustizia correttiva, che ristabilisce l’equilibrio quando qualcuno ha subito un torto. Per Aristotele l’ingiustizia nasce quando qualcuno riceve più o meno rispetto a ciò che gli spetta, creando uno squilibrio che deve essere corretto. Le idee di Platone e Aristotele mostrano due prospettive differenti sul rapporto tra individuo e comunità. Platone mette al centro l’ordine e la collaborazione tra i ruoli sociali, mentre Aristotele sottolinea la natura sociale dell’uomo e la necessità di mantenere un equilibrio equo tra le persone. In entrambi i casi l’ingiustizia è vista come una rottura dell’armonia, che dovrebbe garantire una convivenza stabile e ben organizzata.