Lo sport è spesso presentato come un luogo perfetto, dove le persone possono incontrarsi e dove tutti hanno le stesse possibilità di praticare una disciplina, migliorare le proprie performance e partecipare alle competizioni. Secondo questa visione, lo sport si basa su un fondamento principale, l’uguaglianza, ovvero sul fatto che ogni individuo, indipendentemente da chi sia, deve avere le stesse opportunità e debba essere trattato allo stesso modo. Ma siamo sicuri che sia davvero così? Questo principio viene spesso messo alla prova, soprattutto quando entrano in gioco la popolarità degli atleti e il peso delle federazioni. Il caso che ha fatto più discutere di recente è quello di Jannik Sinner e delle tracce di Clostebol(*) trovate nei suoi test antidoping. L’inchiesta ha parlato di contaminazione accidentale e l’atleta è stato punito con solo tre mesi di sospensione. Tuttavia, ci si può porre una domanda: perché in casi simili altri atleti sono stati sanzionati in modo molto più severo? Diversi sportivi, meno conosciuti o provenienti da Paesi con minore influenza internazionale hanno ricevuto squalifiche immediate, anche quando la quantità rilevata di Clostebol era minima e le spiegazioni accettabili. Possiamo fare l’esempio di Stefano Battaglino, tennista professionista di livello inferiore rispetto a Sinner, è stato trovato positivo alla stessa sostanza, in circostanze simili. Anche Battaglino ha dichiarato di aver utilizzato una crema contenente la sostanza per fini terapeutici, dopo un massaggio. Nonostante abbia sostenuto di non essere a conoscenza della presenza del Clostebol, la sua difesa non è stata sufficiente per evitare una pesante squalifica di quattro anni. Siamo sicuri che Sinner sia stato trattato allo stesso modo? Oppure il fatto che sia la stella del tennis, e che la sua partecipazione ai tornei porti notevoli guadagni, unito alla presenza di dirigenti di alto livello, incluso il presidente dell’ATP, di nazionalità italiana, ha creato un clima a lui più favorevole? Questo non significa dire che ci sia stato un favoritismo certo, ma il dubbio persiste. Se al posto di Sinner ci fosse stato un atleta meno noto, o proveniente da un Paese con meno peso nel tennis internazionale, sarebbe stato trattato allo stesso modo? Questo rappresenta la sfida più grande per i diritti umani nello sport: garantire che le regole non cambino a seconda di chi le infrange, ma valgano per tutti allo stesso modo.
(*) Il Clostebol è uno steroide anabolizzante sintetico derivato dal testosterone, utilizzato in medicina come cicatrizzante per lesioni cutanee e per la rigenerazione muscolare. È una sostanza vietata in tutti gli sport agonistici perché considerata dopante.