Allo sport possiamo attribuire diverse qualità: è fatica, dolore, passione, divertimento e rispetto, ci fa emozionare e tifare, ma a volte, anche se nessuno lo dice a voce alta, lo sport può diventare pericoloso, è così estremo che si sorpassano i propri limiti e può essere persino letale. In rari casi quando l’atleta si prepara per una gara, non sa che quella può essere l’ultima, può succedere che il cuore si fermi all’improvviso; una curva presa male, una caduta o una scelta sbagliata possono generare un silenzio, un silenzio strano, angosciante che tra il tifo di una competizione si sente solo quando qualcosa va storto. Lo sport non è solo una gara contro l’avversario, ma è anche una sfida contro se stessi, contro i propri limiti, contro le proprie paure e contro il proprio corpo, che in rari casi non riesce a reggere lo sforzo. Ci sono storie di atleti che hanno perso la loro vita mentre facevano ciò che amavano, alcuni in campo, altri in pista ed altri ancora in acqua o in cielo. Durante un’ attività fisica molto intensa, soprattutto se si hanno problemi cardiaci, il cuore è sottoposto ad un carico maggiore, questo può generare un infarto miocardico che consiste nella ostruzione di un’arteria, oppure un arresto cardiaco: sostanzialmente il cuore smette di battere. Diversi sportivi sono morti a causa di una di queste conseguenze, possiamo ricordarne diversi:Reggie Lewis, giocatore di basket dell’NBA, era il capitano dei Boston Celtics. Il 27 luglio 1993, a 27 anni, è collassato durante un allenamento fuori stagione e non è sopravvissuto. Raphael Dwamena, calciatore ghanese, e della nazionale, l’unidici novembre 2023 è collassato durante una partita in Albania ed è poi morto in ospedale.Christian Eriksen, il 12 giugno 2021, durante la partita del UEFA Euro 2020 tra Danimarca e Finlandia, si accasciò improvvisamente sul terreno di gioco. Il medico della nazionale danese dichiarò che si trattò di un arresto cardiaco; a differenza degli altri sportivi citati in precedenza, Eriksen venne salvato grazie all’utilizzo del defibrillatore. Questo esempio è molto importante perché ci sottolinea come la presenza di defibrillatori e di personale preparato sul campo può fare la differenza. Nodar Kumaritashvili, un atleta georgiano di slittino, morì il il 12 febbraio 2010 durante una prova di allenamento per i Giochi Olimpici Invernali del 2010, la causa fu la perdita di controllo del mezzo ad alta velocità. Paolo Zantelli, pilota italiano di powerboat, morì il 15 settembre 2013 a 48 anni, durante una gara. La sua imbarcazione si schiantò contro un’altra, rimanendo sott’acqua per diversi minuti.Ed infine ricordiamo Ayrton Senna, che morì il primo maggio 1994 durante il San Marino Grand Prix ad Imola, la causa fu un incidente ad altissima velocità, la sua monoposto perse il controllo, uscì di pista ed impattò contro un muro di cemento.