Ottobre e novembre portano con sé un’atmosfera particolare. Le giornate si accorciano, l’aria si fa più fredda, e tutto intorno a noi sembra spingerci a pensare al tempo che passa. Sono i mesi in cui si ricordano le persone che non ci sono più, in cui si parla di memoria, di fine e di rinascita. Ma “oltre, al di là” non deve essere solo un pensiero legato alla morte. Può significare, in modo più ampio, tutto ciò che viene dopo una fine.Ogni volta che un capitolo nella nostra vita giunge al termine, come ad esempio un’amicizia o un amore, viviamo una sorta di piccolo “oltre”. In psicologia possiamo parlare dell’elaborazione del distacco, ovvero la capacità di lasciare andare ciò che cessa di esistere nella forma in cui eravamo abituati a conoscerlo. Non è propriamente un atto di dimenticanza, ma un atto di trasformazione di noi stessi e della visione che avevamo di quella realtà; ciò significa che dobbiamo accettare che qualcosa sia finito e, allo stesso tempo, trovare un nuovo modo per conservarlo dentro di noi, che ci faccia bene o meno.Se prendiamo in considerazione il lutto, infatti, questo non riguarda solo la perdita di una persona. Può essere anche la fine di un periodo felice, di un sogno, di un’idea di sé. All’inizio fa male, perché il cervello si deve abituare al cambiamento. Ma con il tempo, quel dolore si modifica e può diventare più dolce, quasi una presenza silenziosa che ci accompagna. Si chiama resilienza emotiva, ovvero la capacità di rialzarsi e di trasformare la sofferenza che abbiamo dentro di noi in qualcosa che ci fa crescere.“Oltre, al di là” può voler dire proprio questo: imparare a guardare avanti, anche quando tutto sembra star fermo. Ciò non significa che dobbiamo rimanere bloccati nel dolore, ma provare a dargli un senso. Forse il vero passaggio tra la vita e la morte (o tra un prima e un dopo) è dentro di noi, ogni volta che scegliamo di non chiuderci, ma di rinascere un po’.Ogni fine porta con sé un insegnamento, e ogni ricordo è un modo per tenere viva una parte di ciò che amiamo. Perché, alla fine, “oltre” non è un luogo lontano: è solo un nuovo modo di esistere.